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Juve Campione d’Italia per il settimo anno consecutivo

La Juve è infinita e Allegri è il suo profeta. Un trionfo annunciato ad inizio anno, ma non per questo meno rilevante. Tra il dire e il fare, infatti, c’è sempre di mezzo il campo. E anche quest’anno il terreno ha detto che la più forte è sempre la stessa squadra. Alla Juve bastava un pareggio per avere la matematica certezza del titolo e pareggio è stato. All’Olimpico contro la Roma è finita 0-0 in una partita priva di alcuna emozione. Sotto le stelle della capitale, nello stadio che ultimamente hanno eletto a location di festeggiamenti privati, i bianconeri si appuntano al petto il settimo scudetto di fila completando in 5 giorni la doppietta con la Coppa Italia, quarta consecutiva. È un record nei record, uno dei tanti.

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BARNI/JUVENTUS/SHUTTERSTOCK

L’eccezionalità di questa lunga era di dominio e dei suoi straordinari protagonisti lascia oggettivamente a bocca aperta. Esauriti quindi gli aggettivi restano i numeri. A cominciare dal sette, il numero sacro che in molte culture e religioni indica la perfezione e la completezza. Ovviamente al settimo cielo sono i tifosi della Juve che ieri sera hanno festeggiato nelle piazze la più lunga striscia vincente nella storia non solo del nostro campionato ma di tutto il calcio che conta, pareggiata unicamente dal Lione nei primi anni Duemila.

Allegri valore aggiunto

I meriti maggiori sono indubbiamente di Allegri ed è proprio per questo che il voto più alto va a lui, il condottiero capace di leggere e di anticipare gli eventi come nessun altro, in campo e fuori. In assoluto è stato il suo anno e il suo capolavoro, ma anche quello dei suoi eroi: Flash (Douglas Costa), King Kong (Chiellini) e Superman (Buffon) su tutti, subito seguiti da Pjanic, Matuidi, Dybala e il solito Higuain, ciascuno decisivo a modo suo quando serviva. Eppure la Vecchia Signora ha vissuto una stagione più faticosa e contrastata di altre.

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ALLEGRI/BARNI/SHUTTERSTOCK

Per tutto l’arco della stagione il dibattito si è incentrato sul confronto tra la grande bellezza sarriana e la grande concretezza di Allegri. Il Napoli sa incantare, la Juve sa solo essere cinica, dicevano i critici del pallone, che da noi sono milioni e non tifano bianconero. Come se fosse un difetto, quando in realtà nel calcio è fondamentale perchè permette di vincere. Max il Profeta, forse nell’unico errore di comunicazione dell’anno, ha fornito a quei detrattori un pieno di carburante con quel “chi vuole divertirsi vada al circo” che suonò come la conferma di una falla più che una rivendicazione dei propri valori.

Juve brutta? I numeri smentiscono

Però i numeri, sempre loro, raccontano un’altra storia. Sinora la Juve ha segnato 9 gol più del Napoli e ne ha subiti 5 di meno, miglior difesa del torneo. Più corta e compatta degli avversari (32 metri contro 33), ha giocato meno palloni (in media 760 contro 900) ma ha velocizzato la manovra con più lanci e dribbling positivi portando a casa una percentuale di realizzazione che ha fatto la differenza (il 22% delle occasioni contro il 15%). L’idea della «Juve brutta», insomma, può risultare consolatoria per gli avversari ma alla prova dei fatti è una fake news. Anche gli esteti dovranno constatare che il ritorno di Londra con il Tottenham e quello di Madrid, o il secondo tempo della finale di Coppa Italia hanno messo in vetrina una squadra che sa esprimere un calcio di livello superiore.

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DOUGLASCOSTA/BARNI/SHUTTERSTOCK

Insomma, al netto della partita con l’Inter e dell’arbitraggio di Orsato, la Juve ha confermato lo strapotere che tutti le accreditavano all’inizio della stagione. E che è senz’altro ipotizzabile anche per il prossimo sebbene lo scenario sia più complesso di quanto non appaia nell’euforia del trionfo. Qualche giorno fa Allegri ha fulminato chi accennava alla possibile fine di un ciclo. Difficile dargli torto viste le circostanze. Ma è chiaro che, dopo il settimo sigillo, la storia bianconera è destinata ad affrontare il tema del cambiamento.

La differenza la fa la società

Gli eroi invecchiano o lasciano e interi reparti saranno ridisegnati, anche se il mercato preventivo di Marotta e Paratici ha già portato a casa alternative di peso come Spinazzola, Caldara ed Emre Can. In realtà, la vera incognita riguarda proprio il timoniere. Max rimarrà e plasmerà il rinnovamento o si lascerà attrarre dalle sirene inglesi? La risposta, al momento più probabile la prima, segnerà la differenza tra evoluzione e rivoluzione. L’incertezza, tuttavia, non deve illudere gli avversari stanchi di questo dominio. In un modo o in un altro la Juve sarà sempre lì.

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DIRIGENZA JUVE/BARNI/SHUTTERSTOCK

Otto anni fa, Agnelli ha preso una squadra con 156 milioni di fatturato e l’ha portata a 422 milioni centrando una quantità impressionante di traguardi. Gestione impeccabile: la Signora è tra i dieci top club più ricchi d’Europa. Su scala nazionale, un gigante in un mondo di formichine. Napoli, Inter e Milan fatturano poco più della metà. La domanda allora è chi mai, e come, potrà interrompere la supremazia della Juve. L’unica risposta possibile è provare ad imitarla. Programma ambizioso, ma qualcuno dovrà pure provarci cominciando da ciò che in campo non si vede ma alla fine decide tutto: il progetto e quindi la società.

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